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Farmaci immunoncologici disponibili

I trattamenti immunoterapici oggi disponibili in Italia per la cura del melanoma, del cancro del polmone, del rene e del linfoma di Hodgkin.

Il potenziale rivoluzionario dell’immunoncologia consiste nella possibilità di trattare diversi tipi di tumori, in quanto questa terapia agisce direttamente sul sistema immunitario che, opportunamente stimolato, risulta in grado di combattere il tumore. Tale caratteristica permette all’immunoterapia di essere efficace contro tipologie tumorali anche molto diverse tra loro.

Attualmente i farmaci immunoncologici trovano indicazione nel trattamento del melanoma, del tumore del polmone, in quello del rene e del linfoma di Hodgkin e sono disponibili in Italia presso i centri prescrittori del Sistema Sanitario Nazionale.

Melanoma

Un medico analizza con attenzione un neo sospetto controllando che non sia un melanoma

Il primo farmaco nato per l'immunoterapia oncologica è attualmente utilizzato per il melanoma in fase metastatica, quindi una condizione estremamente grave dove i trattamenti tradizionali hanno scarsa efficacia.

Il melanoma rappresenta la forma più grave di tumore della pelle e origina dai melanociti, le cellule che contengono il pigmento melanina responsabile della colorazione della pelle.

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma è costituito da una scorretta esposizione ai raggi ultravioletti (UVA e UVB) e quindi al sole. Anche l’utilizzo di lampade solari o di lettini abbronzanti pare sia associato a un aumento del rischio di ammalarsi di melanoma. Infine, tra gli altri fattori di rischio ci sono l’esposizione a derivati del petrolio (come ad esempio il benzene) e la presenza di geni alterati associati ad una predisposizione familiare al melanoma.

I melanociti, cellule che contengono il pigmento melanina responsabile della colorazione della pelle, da cui origina il melanoma

Grazie alla terapia immuno-oncologica, oggi esistono nuove armi contro il melanoma metastatico: gli inibitori dei checkpoint immunologici sono i farmaci in grado di attivare il sistema immunitario del paziente contro le cellule del melanoma. Questi anticorpi monoclonali somministrati per via endovenosa inibiscono così i meccanismi che il melanoma attiva per bloccare il sistema immunitario e così facendo, si ottiene un potenziamento del sistema immunitario stesso contro il tumore.

Il melanoma è il primo ma non l’unico tumore in cui è possibile documentare il concetto che sta alla base della immunoncologia, che mira a potenziare l'azione del sistema immunitario contro i tumori.

I risultati della ricerca in altri tumori sono incoraggianti e nel prossimo futuro è quindi probabile che i malati possano beneficiare sempre più di queste terapie altamente innovative.

Tumore del polmone

Polmone colpito da tumore

Il tumore del polmone può svilupparsi  dalle cellule dei bronchi, dei bronchioli e degli alveoli e può costituire una massa in grado di ostruire il corretto flusso dell'aria, oppure provocare emorragie polmonari o bronchiali.

Esistono diverse tipologie di malattia, a seconda del tessuto polmonare interessato. Inoltre il polmone può rappresentare la sede di metastasi provenienti da altri tipi di cancro.

Due sono le principali tipologie di tumore del polmone: quello a piccole cellule, o microcitoma, e quello non a piccole cellule. Entrambi i tumori hanno origine dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari.

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La migliore strategia di cura contro il tumore del polmone dipende dal tipo di neoplasia, dallo stadio e dalle condizioni di salute generali del paziente.

Nel caso del tumore a piccole cellule la cura si basa principalmente sulla chemioterapia e sulla radioterapia e solo in casi di malattia in fase iniziale sulla chirurgia.

Il trattamento del tumore non a piccole cellule varia a seconda dello stadio della malattia e del tipo istologico (adenocarcinoma o carcinoma a cellule squamose). Questo tipo di neoplasia è particolarmente difficile da trattare in fase avanzata e l’immuno-oncoterapia rappresenta un vero e proprio passo in avanti. Infatti se fino a non molti anni fa l’unica arma era la chemioterapia, scarsamente efficace e caratterizzata da parecchi effetti collaterali, oggi le molecole impiegate in immunoncologia evidenziano risultati positivi sia contro il tumore del polmone non a piccole cellule squamoso metastatico che contro il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso.

Tumore del rene

Cellule tumorali attaccano i reni

Il tumore del rene ha normalmente origine da una proliferazione incontrollata delle cellule che rivestono i tubuli interni, anche se talvolta può svilupparsi da altri tessuti o dalla capsula di rivestimento esterna.

Il 90% dei casi viene classificato come carcinoma a cellule renali o adenocarcinoma.

Nella maggior parte dei casi il tumore del rene viene diagnosticato casualmente, in occasione di ecografie addominali effettuate per altri motivi. Questo aspetto presenta conseguenze positive, in quanto la malattia viene spesso individuata in fase iniziale e quindi curata con successo.

Il trattamento privilegiato contro il cancro del rene è storicamente rappresentato dalla chirurgia, in quanto sia la chemioterapia che la radioterapia si sono dimostrate piuttosto inefficaci. Oggi però grazie all’immunoncologia si stanno aprendo nuove opportunità di cura dei pazienti con malattia in stadio avanzato.

Linfoma di Hodgkin

I linfomi sono tumori maligni del sistema linfatico e si suddividono in due categorie: linfomi di Hodgkin e linfomi non Hodgkin.

Linfoma o tumore maligno del sistema linfatico

Il sistema linfatico è costituito da una rete di canali sottili, i vasi linfatici, che si diramano nell'organismo trasportando la linfa. Quest’ultima contiene i linfociti, o globuli bianchi, che sono le cellule ematiche che combattono le infezioni. Lungo la rete dei vasi linfatici si trovano gruppi di linfonodi, piccoli organi a forma di fagiolo. Nel linfoma di Hodgkin, le cellule tumorali crescono dai linfonodi ed invadono i distretti linfonodali vicini. Dato che il tessuto linfatico è presente in molte parti dell’organismo, il tumore può diffondersi praticamente a tutti gli organi o tessuti, inclusi il fegato, il midollo osseo (il tessuto spugnoso contenuto all’interno delle grandi ossa del corpo) e la milza.

Il linfoma di Hodgkin può essere diagnosticato a qualunque età, anche se è maggiormente frequente nei giovani intorno ai 20 anni e nella fascia oltre i 60 anni. Nonostante non siano note le cause esatte della malattia, sono stati identificati alcuni fattori di rischio, tra cui la debolezza del sistema immunitario e l’infezione da virus di Epstein Barr (EBV). La diagnosi inizia solitamente dal medico di medicina generale, che, dopo una prima visita può prescrivere degli accertamenti ed il consulto di un ematologo per una più approfondita valutazione. La certezza diagnostica si ha con la biopsia di un frammento di linfonodo o dell’intera ghiandola e nel successivo esame microscopico.

Se chemioterapia e radioterapia sono state le principali terapie di trattamento del linfoma di Hodgkin, oggi l’immunoncologia sta offrendo nuove opportunità di cura dei pazienti.

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