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Tumori trattabili

Melanoma

Analisi sospetto melanoma: è fondamentale la diagnosi precoce

Il primo farmaco approvato per l'immunoterapia oncologica è attualmente utilizzato per il melanoma in fase metastatica, quindi una condizione estremamente grave dove i trattamenti tradizionali hanno scarsa efficacia.

Il melanoma rappresenta la forma più grave di tumore della pelle e origina dai melanociti, le cellule che contengono il pigmento melanina responsabile della colorazione della pelle.

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma è costituito da una scorretta esposizione ai raggi ultravioletti (UVA e UVB) e quindi al sole. Anche l’utilizzo di lampade solari o di lettini abbronzanti pare sia associato a un aumento del rischio di ammalarsi di melanoma. Infine, tra gli altri fattori di rischio ci sono, in rari casi, la presenza di geni alterati associati ad una predisposizione familiare al melanoma e il trattamento con farmaci immunosoppressivi utilizzati ad esempio nei soggetti che hanno subito un trapianto d’organo.

I melanociti, cellule che contengono il pigmento melanina responsabile della colorazione della pelle, da cui origina il melanoma

Grazie all’immunoterapia, oggi esistono nuove armi contro il melanoma metastatico: gli inibitori dei checkpoint immunologici sono i farmaci in grado di attivare il sistema immunitario del paziente contro le cellule del melanoma. Questi anticorpi monoclonali somministrati per via endovenosa inibiscono i meccanismi che il melanoma attiva per bloccare il sistema immunitario e così facendo, si ottiene un potenziamento del sistema immunitario stesso contro il tumore.

Prospettive future: i primi risultati si sono ottenuti nella malattia metastatica e sempre maggiori evidenze scientifiche dimostrano l’efficacia di questi farmaci anche in altri contesti di malattia, come nella prevenzione delle recidive nei pazienti radicalmente operati ad elevato rischio (immunoterapia adiuvante).

Il melanoma è il primo ma non l’unico tumore in cui è possibile documentare il concetto che sta alla base della ImmunOncologia, che mira a potenziare l'azione del sistema immunitario contro i tumori.

I risultati della ricerca in altri tumori sono incoraggianti e nel prossimo futuro è quindi probabile che i malati possano beneficiare sempre più di queste terapie altamente innovative.

Melanoma: cosa è cambiato con l’Immunoterapia?

Ce lo spiega la dottoressa Anna Maria Di Giacomo dell’U.O.C. Immunoterapia Oncologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

Anna Maria Di Giacomo I recenti progressi nell’ambito delle strategie terapeutiche del melanoma hanno consentito di migliorare significativamente la sopravvivenza anche dei pazienti con malattia avanzata. Se nei pazienti con malattia operabile la chirurgia è il pilastro dei trattamenti curativi, nella malattia avanzata la terapia medica è certamente il trattamento di scelta.

In questo ambito, il melanoma rappresenta un modello di ricerca che ha consentito  di comprendere le basi molecolari di questo tumore, nonché i meccanismi che consentono la sua interazione con l’ospite  ed in particolare col sistema immunitario; ciò ha  prodotto progressi senza precedenti nella terapia medica della malattia avanzata e potenzialmente a benefici importanti anche nel setting adiuvante di pazienti con elevato rischio di recidiva post-chirurgia.

L’ipotesi che il sistema immunitario potesse essere in grado di proteggere dallo sviluppo di tumori risale agli inizi del Novecento. Tuttavia, solo nella metà del ventesimo secolo, sono state generare evidenze sperimentali che hanno chiaramente definito il ruolo del sistema immunitario nel poter controllare lo sviluppo e la crescita dei tumori.

Innumerevoli agenti immunoterapici(es. citochine, anticorpi monoclonali, vaccini terapeutici, linfociti T citotossici, etc.) sono stati impiegati negli ultimi decenni, pur con alterne fortune, per sperimentare nuove strategie di immunoterapia in pazienti affetti da melanoma.

Peraltro, il complesso delle nozioni acquisite in questa patologia ha permesso di espandere l’applicazione dell’immunoterapia anche a tumori di diverso istotipo nell’ambito di molteplici sperimentazioni cliniche in corso, nonché di sviluppare una nuova classe di agenti terapeutici rappresentata dai cosiddetti anticorpi monoclonali immunomodulanti.

L’introduzione di questa classe di farmaci ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel trattamento del melanoma, e non solo, per i significativi vantaggi in termini di sopravvivenza ottenuti negli ultimi anni rispetto alla chemioterapia, ma anche per la sua peculiarità sia in termini di cinetiche di risposta al trattamento, che di profilo di tossicità. Il capostipite di questa nuova generazione di anticorpi monoclonali è rappresentato da ipilimumab, un anticorpo diretto contro la molecola CTLA-4 espressa sui linfociti T attivati, ed in grado di potenziare l’attività anti-tumorale del sistema immunitario.

Con ipilimumab siamo riusciti a rendere lungo sopravviventi una quota di pazienti che è circa il 20%, ma da allora abbiamo compreso che utilizzare come bersaglio PD-1 o il suo ligando PDL-1 è più efficace con un raddoppio a 5 anni della sopravvivenza (circa 35% dei pazienti sono vivi), se utilizzata nei pazienti pretrattati; se però utilizziamo questa strategia in prima linea la quota di pazienti vivi a 2 anni è superiore al 60%.
Inoltre, se utilizziamo entrambi gli anticorpi in combinazione riusciamo ad ottenere risposte più rapide in una percentuale superiore al 50% e questo anche in pazienti con malattia più rapidamente evolutiva o con metastasi cerebrali, che hanno purtroppo un andamento clinico più aggressivo.

Tuttavia, poiché nonostante questi importanti progressi circa il 50% dei pazienti non risponde o risponde per un periodo di tempo più limitato, sono attualmente in corso numerosi studi clinici di combinazione che hanno l’obbiettivo di migliorare l’efficacia dei nostri trattamenti standard e di aumentare la quota di pazienti lungo sopravviventi.

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